Denominato anche conto profitti e perdite, è un documento contabile obbligatorio del bilancio d’esercizio di un’azienda, che mostra il risultato ottenuto dalla differenza fra i ricavi e i costi sia della gestione caratteristica sia di quella extra-caratteristica, evidenziandone l’utile, la redditività e la creazione di valore. L’art. 2425 del Codice civile italiano ne stabilisce lo schema in forma scalare, suddiviso in quattro macro-classi: A) Valore della produzione, rappresentato dai ricavi dei prodotti/servizi venduti (detti anche proventi caratteristici perché tipici dell'attività dell'impresa) e dagli altri ricavi e proventi (relativi ad attività accessoria come le sopravvenienze attive, sfruttamento del marchio, etc.). I ricavi sono registrati secondo il principio di competenza economica, cioè quando vengono realizzati (prodotto/servizio prestato o fatturato), a prescindere dal momento d’incasso. B) Costi della produzione, rappresentati dalle spese che l'impresa sostiene nell'esercizio, classificate per natura (materie, servizi, personale, ammortamenti, etc.). Anche i costi sono registrati secondo il principio di competenza economica, cioè quando le risorse vengono consumate, a prescindere dal pagamento effettuato. C) Proventi e oneri finanziari sono ricavi che derivano dagli investimenti finanziari (depositi bancari, titoli di stato, partecipazioni, etc.) così come i costi per finanziamenti ottenuti dell’azienda. Nei proventi finanziari confluiscono gli interessi attivi, mentre negli oneri finanziari confluiscono gli interessi passivi relativi a scoperti di conto corrente o a mutui. D) Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie. sono variazioni di prezzo o stime negative e positive (svalutazioni e rivalutazioni) registrate nel conto economico di un'azienda. Riguardano strumenti finanziari come partecipazioni, titoli e derivati non legati alla gestione operativa principale. Da quanto emerge, sono presenti nel Conto Economico costi non monetari, quali ammortamenti, accantonamenti, svalutazioni, etc. che non comportano esborsi o uscite di denaro nello stesso esercizio e che producono quindi un disallineamento tra l’utile d'esercizio e la liquidità di cassa. Dopo l'applicazione delle imposte, si ha l'utile o la perdita dell'esercizio. L'utile (ricavi - costi maturati) è diverso dalla liquidità (incassi - pagamenti effettivi). È errato credere che un'impresa che produce 100 euro di utile, avrà 100 euro in cassa a fine esercizio. Un'azienda può apparire profittevole nel Conto Economico, ma può avere enormi problemi a pagare i propri fornitori e dipendenti a causa di ritardi e dilazioni negli incassi. Se però ottiene dai propri fornitori dilazioni di pagamento più favorevoli, l’impatto sulla gestione aziendale sarà completamente diverso perché l’aspetto economico (differenza tra ricavi e costi) e l'aspetto finanziario o monetario (differenza tra entrate/incassi e uscite/pagamenti) sono due concetti legati tra loro ma differenti rispetto ai tempi e ai modi di registrazione in bilancio.